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11 settembre 2022

Avrà la mia fiducia e il mio voto chi...

Si, sembro un incrocio tra il Fantozzi, trascurato, con la barba lunga, insonne... dopo aver cercato di capire - invano - a chi dare il proprio voto tra tonnellate di quotidiani e visioni notturne di tribune politiche (quando, tutto sommato, nella politica nazionale non c'erano i cialtroni improvvisati di oggi), e Munch che urla, prima di dipingersi, al sentire la sua anima a brandelli. 

Esagerato! Qualcuno dirà... Esagerato?! E mica tanto! Perché qui la faccenda è seria: chi se lo merita il mio voto? A chi, tra questi quattro poco di buono che si litigano il governo nazionale per i prossimi 5 anni - Grande Finanza permettendo, sempre in agguato con i suoi colpi di stato bianchi a suon di spread e rating negativi - devo consegnare la mia scheda elettorale con la preziosissima crocetta che indica la mia preferenza?

E allora, siccome nessuno - dico nessuno - sta dicendo cose sensate in questa campagna elettorale, soprattutto per farci capire le differenze di politiche in determinati ambiti, facciamo il contrario: sono io che vi dico chi voto.

E quindi alle elezioni politiche 2022, avrà la mia fiducia e il mio voto tra voi:
- chi non considererà un "feticcio" ideologico la riforma della Costituzione, perché la Carta fondamentale dello Stato non è un totem consegnato ai posteri fisso e immutabile, ma contiene in se la previsione sacrosanta di adattarsi ai tempi e di modificarsi. Leggetela, lo hanno previsto i Costituenti;
- chi si proporrà di riformare l'architettura dello Stato con l'applicazione vera ed efficace del principio di sussidiarietà verticale,  pilastro dei trattati dell'Unione Europea, con una nuova riforma del titolo V della Carta, l'abolizione delle inutili, irritanti e pachidermiche Regioni con i loro Governatori che tanto ricordano i telefim di Zorro, il rilancio e potenziamento delle Province,  l'accorpamento dei Comuni sotto i 3.000 abitanti con l'archiviazione definitiva e perpetua dei retaggi medievali della società comunale, il ritorno alle competenze statali nelle materie della sanità, della scuola, dei trasporti, del commercio (perché un cittadino che abita ad Attigliano, Umbria, è uguale ad uno che abita a Bassano in Teverina, Lazio, pur abitando in due Regioni diverse);
- chi riuscirà finalmente a sganciarci dal bicameralismo perfetto e a dotare le due camere di competenze diverse e distinte, poiché dal momento che abbiamo diminuito i parlamentari per dar retta a stupidi miti populisti del "risparmio", dobbiamo ora mettere mano alla essenziale riforma del Parlamento;
- chi abolirà dalla Costituzione il divieto di mandato imperativo (art. 67 cost.) per gli eletti, che tanti danni ha causato alla credibilità delle istituzionali parlamentari e locali, nella consapevolezza che gli italiani non sono fatti per il senso civico e che vanno obbligati per legge - costituzionale! - ad essere onesti con gli elettori;
- chi abolirà la differenza assurda e artificiosa tra "termine ordinatorio" e "termine perentorio" (e addirittura "dilatorio", buona grazia dei giudici amministrativi!),  spesso causa del lassismo delle istituzioni nazionali, locali, della pubblica amministrazione e dei cittadini. Un termine è un termine (poi dice che noi italiani non siamo puntuali... e per forza!);
- chi userà il termine "semplificazione" per quello che in realtà è, e non come un pretesto per complicare ancora di più ciò che si vorrebbe più semplice (perché - un esempio per tutti, ma si potrebbe scrivere all'infinito tanta è la stupidità e l'ignoranza di chi scrive le norme - non si capisce il motivo per cui, ad esempio, lo stesso malato per ottenere diritti diversi - dalla legge 104 all'invalidità civile, dal tesserino invalidi all'assistenza domiciliare - deve essere sottoposto a visite diverse, e magari con la stessa commissione medica!);
- chi provvederà a delegificare abolendo davvero e una volta per tutte le migliaia di norme inutili e sovrapposte, magari obbligando gli uffici legislativi dei ministeri a scrivere in maniera chiara le norme senza rimandi ipertestuali;
- chi concepirà e farà funzionare i tre poteri dello Stato come pienamente indipendenti tra loro e impedirà travasi tra gli stessi a cominciare dal potere giudicante, a cui deve essere impedito - per il bene supremo della democrazia - di interessarsi di politica;
- chi introdurrà sistemi fiscali equi, dove tutti sono chiamati a pagare in proporzione a ciò che hanno guadagnato e magari toglierà qualche diritto non necessario agli evasori sistemici, cronici e seriali che si sanno muovere con grande disinvoltura (grazie a specifiche categorie professionali) tra le infinite possibilità, inventate da fantasiosi legislatori e da giudici geniali, di non pagare o di dilazionare tributi e tasse;
- chi abolirà l'assurdo ISEE e utilizzerà il sistema dei redditi prodotti e dichiarati, contemperato con l'entità dei depositi bancari e dei beni durevoli posseduti soggetti a registrazione, come indice del proprio benessere sociale e modalità di accesso ai servizi a domanda individuale;
- chi non considererà la sanità come un settore produttivo qualsiasi, dove bisogna far guadagno a scapito dell'efficienza dei servizi resi al cittadino e chi accetterà quindi che si può anche avere una sanità pubblica "in perdita" ma rispettosa dei diritti del malato;
- chi saprà far vincere il principio che i diritti collettivi - in tutti gli ambiti, compreso quello della salute - devono prevalere su quelli individuali, perché la forza della democrazia non è l'individuo ma lo stare insieme secondo regole comuni, è la solidarietà, è il sacrificarsi per il "tutto";
- chi saprà abolire le molteplici sovrapposizioni di competenze tra amministrazioni e enti, che disorientano il cittadino e provocano lungaggini burocratiche assurde e dispendiose;
- chi riformerà la legge elettorale in senso maggioritario secco senza assurdi recuperi proporzionali, abolirà l'uso del ballottaggio, darà certezza della vittoria a chi vince, con maggioranze stabili e durature al Paese e alle istituzioni locali (= una legge elettorale per tutti i livelli dello Stato, ovvero la legge elettorale usata per i Comuni sotto 15.000 abitanti)...

Chiederei molto altro ancora a quelli che si propongono di guidare il Paese per i prossimi 5 anni: da un sistema dell'accoglienza che sia davvero sostenibile (senza gli estremismi folcloristici dei blocchi navali e arcobaleneneschi del "lasciamo che entrino tutti"), ad un sistema di diritti della persona che sia propugnato finalmente "per" chi li chiede e non piuttosto "contro" quelli di altri...
Temo, tuttavia, che nessuno degli schieramenti o delle forze politiche attuali possa guadagnare e meritare il mio voto...

Continuo quindi a navigare nel mare di coloro che vanno a votare perché credono pur sempre al voto come supremo esercizio delle libertà democratiche, ma che si sentono tanto come degli apolidi politici, senza cittadinanza di un partito o di un movimento.

22 febbraio 2013

Perché alle politiche voterò PD, malgrado tutto


La confusione è davvero tanta. Troppa. In precedenti consultazioni politiche non ne ho avuta mai in tale quantità. Tanto che verrebbe la voglia di non scegliere e di mandare tutto e tutti a quel paese. Non che non se lo meriterebbero. Ma NOI, italiani, cittadini, uomini e donne di questo Paese, siamo troppo importanti. Per questo non è possibile NON scegliere. Non è possibile lavarsene le mani e lasciare che altri decidano per te. Non è possibile non andare a votare. Gesto assolutamente ignavo e pilatesco. C'è troppa gente morta per averlo il diritto di voto che abdicarne volontariamente l'esercizio sarebbe come ammazzarla di nuovo. Come se si sparasse ancora sulla folla... come se si impiccassero ancora pericolosi sovversivi rei soltanto di chiedere la possibilità di scegliere...
Quindi vado a votare. E sul gesto del voto come esercizio di libertà e partecipazione democratica non discuto e non voglio nemmeno discutere. Ci vado e basta.
Ma gli interrogativi dietro questa scelta sono tali e tanti che mi assillano e mi fanno star male. Davvero. Non esagero per niente.
Per lo meno in chi crede in qualcosa. Non necessariamente in un Dio. Ma anche nei valori della democrazia, della partecipazione, della libertà, della giustizia, dell'uguaglianza.
E' vero: ce li hanno portati via tutti. Li hanno calpestati, oltraggiati, manipolati...
Per questo è difficile scegliere. Eppure... eppure... devo farlo. Dobbiamo farlo.
E allora a chi affidarlo questo misero sassolino? A chi delegare la cura del nostro amato Paese? A chi dare in mano la propria terra, la propria vita, il proprio futuro?

Sarà la pressione alta (che mi assilla da qualche tempo), ma sembra davvero che mi scoppi la testa di fronte alla gravità di questi interrogativi...
E così, dopo giorni e giorni di penosi sensi di insoddisfazione difronte a tutti i contendenti, alla fine ho maturato la decisione, obtorto collo di votare per il PD alle politiche.
Perché va assolutamente punito un centrodestra sprecone, non solo della cosa pubblica, ma anche della fiducia che milioni di cittadini gli hanno dato 2008.
Perché il centro che ho per tanti hanni seguito e votato è fatto di persone autoreferenziali, di quelle che ancora scrivono il loro nome nel simbolo, e che si arrogano il diritto di parlare ai cattolici dall'alto delle loro incoerenze.
Perché è pura pazzia avere simpatie e pensare di votare il Movimento 5 Stelle, ed affidarsi alle grida forsennate di un comico e alla sua poca democrazia (e perché mi pare tanto una storia già vista nel '92 con l'exploit della Lega Nord e prima ancora nel '21 con il dilagare del fascismo).
Perché va tenuta lontana dal governo e anche dal parlamento una estrema sinistra becera e fanatica, arrogante e incapace di idee in grado di cambiare e sostenere il Paese.
Perché va impedito ad ogni costo che martedì 26 febbraio questa nostra Italia si svegli ingovernabile per colpa di quelli che giocano allo sfascio. 

Certo il PD non è il massimo. 
Con Bersani ci ho litigato già varie volte da questo blog...
Ma è l'unica speranza. 
Votare il meno peggio (turandomi il naso) per farlo vincere e risparmiare all'Italia di cadere nel burrone che altrimenti l'attende.
Per questo voterò PD.
Malgrado tutto.





28 novembre 2012

Se domenica vince Renzi, l'Italia cambia davvero.

 
I risultati ottenuti da Matteo Renzi nel primo turno delle primarie del centrosinistra mi entusiasmano e mi fanno pensare che sia davvero venuto il momento per il nostro Paese di voltare pagina.
Se vince Renzi, come molti, tanti, stanno dicendo oggi su Twitter, l'Italia può veramente cambiare.

Domenica prossima si confrontano due diverse idee di futuro: da una parte l'usato sicuro, il bravo "metaforiere piacentino", come lo chiamo io; in pratica nulla più che una calda e rassicurante copertina di Linus buona solo per chi vuole conservare il conservabile; dall'altra la rottamazione, un'idea forte, dirompente, che schianta la grigia dinamica della politica italiana, e che ormai è diventata a pieno titolo il simbolo di un rinnovamento sperato e sognato, ma anche di un'opportunità che il centrosinistra offre all'Italia e agli italiani.


Il ballottaggio è aperto: chi non ha votato al primo turno può farlo domenica.
Ma per vincere occorre portare al seggio altre persone.
Ne bastano cinque per ciascuno e la situazione può veramente cambiare.
Cinque persone che condividono l'idea che se vince Renzi domenica il nostro Paese volterà davvero pagina. Definitivamente.
Questa non è la sfida di uno: questa è la sfida di un "noi", come si legge in un comunicato dello staff elettorale del sindaco di Firenze.
 

Tanta gente domenica ha votato per Renzi in maniera quasi spontanea, senza seguire ordini di scuderia e di apparato.
Magari l'ha scelto così, solo per intuitu personae. O più semplicemente perché gliel'ha suggerito il cuore. Che batte per un domani migliore e un'Italia finalmente moderna anche nella stessa modalità di far politica, da noi sempre rimasta avvinghiata a
logori schemi infarciti di ataviche contrapposizioni ideologiche.
E se è vero che oltre 300 tra deputati e senatori nonché 120 segretari provinciali del PD, percentuali alla mano, sono rappresentati da meno della metà degli elettori del partito (questo è in pratica la "vittoria" di Bersani...), allora c'é da fare una lunga ed approfondita riflessione sulla capacità che hanno costoro di rappresentare e soprattutto interpretare i sentimenti della gente... 


Con il cuore pieno di speranza io domenica prossima andrà a votare Matteo Renzi.


Perché se vince Renzi, vince il futuro.

08 maggio 2012

Nuntio vobis gaudium magnum


Qui a Capranica abbiamo un nuovo Sindaco.
Proprio nuovo non è perché ha già fatto il primo cittadino dal 1993 al 2002.
Ieri ha sbaragliato letteralmente la lista avversaria conseguendo ben 2.759 voti contro 1.102 (fonte Prefettura di Viterbo e anche sul sito del Ministero dell'Interno). In pratica la proporzione è stata quasi di 3 elettori su 4.
Nulla di sorprendente rispetto alle previsioni. La sua vittoria non è stata mai messa in discussione.

Ma quanto durerà il suo trend di crescita? E della sua creatura politica, la lista "Senza Frontiere"?
Alcuni affermano che per lui e i suoi amici non ci saranno stop fino a quando non verrà proposta un'alternativa credibile, una compagine in grado di disturbarlo davvero, il nuovo Sindaco.
E non era credibile la lista concorrente "Nuove Energie"?
Su questo tema c'è più di qualche dubbio. Dal punto di vista politico ovviamente.
Se "Senza Frontiere" può essere definita quasi un mini-partito di massa (dal punto di vista politologico ricorda molto Forza Italia, il "partito che non c'é", una "cosa" che esiste solo dal punto di vista elettorale governata da un ristrettissimo vertice), "Nuove Energie" è una piccola cerchia elitaria, incapace di incidere sulle scelte della società capranichese e quasi sempre aliena, in quanto gruppo, ad ogni iniziativa sociale. In cinque anni non un'iniziativa degna di nota, capace di andare a pescare nell'elettorato dei rivali o in quello dell'astensione. Insomma ben poco. Tranne che nell'ultimo scorcio di consiliatura, quando si sono potuti registrare tentativi di accodarsi 
ad iniziative di terzi, forse con la malcelata intenzione di governarle,  come per la questione acqua all'arsenico o quella del nuovo tracciato della via Cassia.
Ebbene "Nuove Energie", ha avuto difficoltà a coinvolgere le persone in fase pre-elettorale e a reperire candidati di buon livello (alcuni, è stato detto, hanno declinato l'invito a candidarsi con questa lista perché avevano timore di rovinare i propri rapporti con i membri di "Senza Frontiere"). La mietitura si è risolta quindi in un raccolto abbastanza gramo.
Ma forse la verità è un'altra. E cioè che la gente non si è voluta impegnare con "Nuove Energie" perché ha visto benissimo che dietro non c'è - o perlomeno non c'è ancora - un progetto politico serio. Un progetto che in cinque anni di minoranza si è declinato, in pratica, nella modalità di "fare opposizione" interpretata da parte dei quattro consiglieri comunali di competenza.
Si è vero, secondo alcuni queste persone hanno avuto il coraggio di opporsi alla potenza di fuoco della Bismark "Senza Frontiere", partecipando alle elezioni e sapendo di perderle. Ma non si fa una lista civica caricandola di connotazioni di destra (pesa l'ombra della destra estrema) sperando di attrarre consensi. E non si vanno a chiedere voti agli elettori se per cinque anni si è trascurato di informarli sulle scelte fatte e sulle attività in consiglio comunale (ah! quanto sarebbero necessarie per questo, in tempi di antipolitica, le vecchie care sedi di partito!).
"Senza Frontiere" ha vinto, dunque, soprattutto per demerito di "Nuove Energie". Perché tante persone, pur volendo punire l'Amministrazione in carica non votandola a causa della gestione di alcuni importanti temi (su tutti: arsenico e Talete), hanno deciso di votare la prima lista davanti ad un'alternativa ancora poco credibile. Non dico che "Nuove Energie" potesse vincere (ancora siamo molto lontani dal vedere sconfitta "Senza Frontiere", perlomeno per il prossimo decennio), ma ridurre il gap di qualche centinaio di voti, quello si.

E dall'altra parte? L'estrema praticità di un gruppo ormai molto collaudato,  dallo stile non raffinatissimo eppure valido, che bada più alla sostanza che alla forma (comunque dal sapore molto nazionalpopolare). Tutte qualità (no, non mi sono sbagliato: è un paradosso, ma in politica queste sono proprio delle qualità), che elettoralmente pagano, se sono veri (come sono veri) i risultati che questa lista porta a casa. Una vera macchina da guerra. Per questo "Senza Frontiere" era destinata a vincere. E a combattere una battaglia, piuttosto che contro "Nuove Energie", all'interno di se stessa, con alcuni dei suoi membri impegnati in una sorta di gara "all'ultima preferenza", per aggiudicarsi il podio nell'elezione. E come se il Real Madrid giocasse contro l'Oratorio Don Bosco e i vari attaccanti di pregio delle merengues si divertissero a fare a gara a chi segna di più...

Ma tutto questo, per la pochezza politica della controparte.

01 maggio 2012

Cinque giorni alle elezioni comunali




Qui a Capranica tra qualche giorno si vota per il rinnovo del consiglio comunale e del Sindaco.
Due i candidati, due le liste. La prima è "Senza Frontiere", ufficialmente una lista civica nata nel 1993 sulle ceneri di precedenti esperienze politiche, che viene però etichettata ormai come di centro-sinistra. La seconda è "Nuove Energie", che si contrappone alla prima dalle elezioni comunali del 2007, e che è chiararamente di centro-destra con formali
accenti da lista civica.
"Nuove Energie" è guidata da Luciano Salvitti, professore di matematica, già consigliere comunale uscente, ma anche outsider di lusso (visto il serbatoio di voti di cui gode) persino in altri ambiti, come quello del CdA della locale Banca di Capranica.
Alla guida di "Senza Frontiere" torna invece dopo dieci anni Angelo Cappelli, oramai etichettato come politico di lungo corso (anche se lui non ama essere definito così). E' in politica da oltre vent'anni ed ha ricoperto già per due mandati la carica di sindaco di Capranica (dal 1993 al 2002), di consigliere provinciale (dal '97 ad oggi), di assessore provinciale (2005-2010), vice-sindaco (2002-2007), consigliere (dal 1990 ad oggi) e assessore comunale, presidente della Comunità Montana dei Cimini (dal 2002 ad oggi). Ha anche provato senza successo per ben due volte la scalata al consiglio regionale del Lazio nel 2005 e nel 2010. Un CV politico di tutto rispetto che agli occhi dei capranichesi suona come una garanzia di affidabilità.
Per questo forse la storia è già segnata. Molti dicono infatti che per i prossimi 5 anni non cambierà nulla.
Ed in effetti i capranichesi non sono mai stati molto propensi al cambiamento. Piuttosto all'adattamento.
Non amano scossoni nella vita quotidiana e nemmeno i mutamenti improvvisi e repentini di abitudini.

E quindi, nonostante emergano alcune voci di protesta che attaccano l'attuale Amministrazione su determinati problemi (leggi ad esempio: Talete e arsenico nell'acqua), non credo ci saranno particolari problemi per la riconferma di Senza Frontiere.

Ma vediamo com'è andata da venti anni a questa parte.

Dall'archivio storico delle competizioni elettorali comunali della Prefettura di Viterbo, si possono scaricare i dati delle comunali del 2007 e del 2002.
In entrambe le consultazioni la lista "Senza Frontiere" ha vinto con un buon margine di voti.

Nel 2007 ecco i risultati:

Lista n. 1 - "Nuove Energie" - Candidato Sindaco Lucilla Chiassarini: voti 1.274 (31,39%), seggi 5;
Lista n. 2 - "Democrazia Partecipata" - Candidato Sindaco Pierangela Pascucci: voti 134 (3,30%), seggi 0;
Lista n. 3 - "Senza Frontiere" - Candidato Sindaco Paolo Oroni: voti 2.651 (65,31%), seggi 11.

Nel 2002 invece la situazione è stata la seguente:

Lista n. 1 - "La Casa della Libertà" - Candidato Sindaco Antonio Iezzi: voti 1.008 (25,60%), seggi 4;
Lista n. 2 - "Rifondazione Comunista" - Candidato Sindaco Paola Petrelli: voti 175 (4,45%), seggi 0;
Lista n. 3 - "Senza Frontiere" - Candidato Sindaco Paolo Oroni: voti 2.347 (59,61%), seggi 11
Lista n. 4 - "Trasparenza e Progresso" - Candidato Sindaco Paolo Gianni Giampietro: voti 407 (10,34%), seggi 1.

Non parliamo poi delle elezioni del 1997, quando "Senza Frontiere" ottenne un consenso "bulgaro", con una percentuale superiore al 90% dei voti validi.
Dall'archivio delle elezioni dei comuni cosiddetti "inferiori" (quelli che votano in un solo turno maggioritario secco) del Ministero degli Interni scopriamo infatti che il 16 novembre 1997 le elezioni comunali di Capranica hanno riportato questi risultati:
Lista n. 1 - "Rifondazione Comunistra" - Candidato Sindaco Roberto Sabatini: voti 316 (8,7%), seggi 5;
Lista n. 2 - "Senza Frontiere" - Candidato Sindaco Angelo Cappelli: voti 3.298 (91,3%), seggi 11.

Per tornare a  prestazioni elettorali più "umane" bisogna andare direttamente agli esordi di "Senza Frontiere".
Nelle elezioni del 21 novembre 1993 questi furono i risultati:

Lista n. 1 - "Uniti per Capranica" - Candidato Sindaco Francesco Lariccia: voti 1.384 (39,60%), seggi 4;
Lista n. 2 - "Senza Frontiere" - Candidato Sindaco Angelo Cappelli: voti 1.533 (43,86%), seggi 11;
Lista n. 3 - "Alleanza per Capranica" - Candidato Sindaco Benito Corradini: voti 511 (14,62%), seggi 1
Lista n. 4 - "Lega Centro-Nord" - Candidato Sindaco Francesco Terranova: voti 67 (1,92%), seggi 0.

01 aprile 2010

Elezioni regionali 2010: nella Tuscia premiati i candidati che hanno usato meglio Facebook




Sicuramente, ancora pochi politici locali hanno capito le potenzialità dei social network come Facebook e Twitter in una competizione elettorale. E’ questo il dato che emerge chiaramente, in tutta la sua portata, nella appena conclusa campagna elettorale per il rinnovo delle amministrazioni regionali e provinciali. E così, se può essere ancora relativamente non necessario servirsi di Facebook per le elezioni provinciali, vista la dimensione tutto sommato molto piccola dei collegi, per i candidati alla Presidenza della Provincia e per quelli alla carica di consigliere regionale nel collegio della Tuscia, utilizzare (e saperlo ben fare) un social-network come questo può davvero fare la differenza. Tuttavia, se le ancora recenti elezioni presidenziali americane sono state segnate in maniera preponderante dalla Net campaign, ovvero della campagna elettorale in rete, i politici nostrani, finora molto bravi a stringere mani, di fronte al fenomeno digitale e al social-networkig sono apparsi abbastanza impacciati e certamente non consapevoli dell’importanza che ormai riveste una simile tipologia comunicativa. Ed è per questo motivo, quindi, che la campagna elettorale dei candidati viterbesi ha mostrato soprattutto ombre e solo qualche luce. 
Come quella di Giuseppe Parroncini (PD), eletto con più di 10.000 preferenze al consiglio regionale del Lazio, che su Facebook è stato capace di raccogliere intorno a se ben 1739 amici (dato al 28 marzo 2010) e una piccola rete di motivati comitati elettorali comunali. La sua pagina, sempre iperaggiornatissima, ha riportato in tempo reale tutti i suoi appuntamenti elettorali,  le attività di propaganda elettorale, i comunicati stampa. Grazie ad un efficientissimo servizio di mailing, tutto l’insieme di amici è stato sempre aggiornato su queste attività, che quindi non solo sono state pubblicate sul wall del profilo, ma anche diffuse capillarmente via mail. Evidentemente, tutto questo, grazie ad un efficientissimo e preparato gruppo di staff. 
Per rimanere dal lato del PD, c’è da aggiungere poi che Enrico Panunzi ha sfruttato al meglio il mezzo del social-network, con un utilizzo simile a quello di Parroncini, anche se le motivazioni della sua pur alta performance elettorale (circa 9.600 preferenze), debbono essere ricercate più a dinamiche legate alle correnti di partito, che al numero di amici raccolti su Facebook (598 alla data del 28 marzo, ma va aggiunto che Panunzi poteva contare anche su un gruppo-fans di circa 200 componenti).
Davvero deludente, infine, l'utilizzo del mezzo da parte di Angelo Cappelli, che ha raccolto oltre 6.000 voti.
Per quanto riguarda il PDL, il candidato che ha collezionato più amicizie su Facebook è stato Francesco Battistoni: 2366 friends (alla data del 28 marzo) che hanno contribuito sicuramente a raggiungere le oltre 9.000 preferenze con cui è risultato eletto alla Pisana, anche se nel suo caso l’utilizzo del social-network non è stato davvero politicamente orientato così come hanno fatto Parroncini e Panunzi.
Per concludere, sembrerebbe quindi che i candidati che hanno dimostrato di aver intuito maggiormente le potenzialità di Facebook siano quelli contemporaneamente più “duepuntozero” nonché premiati dagli elettori. E se questa relazione “utilizzo di Facebook -  miglioramento delle performance elettorali” non è certamente ancora dimostrabile a livello scientifico, vale davvero la pena dire che niente va lasciato intentato per essere eletti. Anche l’utilizzo di Facebook. E perché non usarlo bene?

12 aprile 2006

La nostra responsabilità


Mons. Fisichella, paura Paese diviso
Chiesa aiutera' a superare i conflitti
(ANSA)-ROMA, 10 APR - L'Italia spaccata a metà preoccupa la Chiesa. "I cristiani e la Chiesa hanno una grande responsabilità", dice mons. Rino Fisichella. "Oggi è tempo di superare i conflitti - aggiunge il rettore dell'Università del Laterano e cappellano di Montecitorio - la nostra responsabilità è rivolta al bene comune. Compito della Chiesa non è di entrare in politica, ma di indicare alla politica quello che è il bene di tutti, dunque in una società bisogna sempre trovare un accordo". (23:27)

Nel mare magnum di niente che sta seguendo la conclusione della campagna elettorale e il suo esito - non una sola dichiarazione di spessore è stata rilasciata dai protagonisti dei due schieramenti -, quella di Mons. Fisichella, battuta ieri sera dall'ANSA quando ancora sembrava che la CDL dovesse prevalere sull'Unione, è - se possibile - l’ennesimo lume di speranza che la Chiesa offre a questo Paese. Al di là di chi ha vinto veramente le elezioni infatti, e dei proclami di chi si accinge a governare o di chi rivendica invece una vittoria morale vera o presunta che sia, è chiaro che quella di oggi è un’Italia spaccata, sospesa tra vecchie nostalgie ideologiche e nuove visioni liberiste del mondo.

Sarà difficile riuscire in quella che Mons. Fisichella indica come “la nostra responsabilità”. Ma una responsabilità a cui i cristiani, i credenti, non possono sottrarsi. E se alla Chiesa non compete di impegnarsi direttamente in politica, “ma di indicare alla politica quello che è il bene di tutti”, ai cristiani è comunque richiesto di farsi “portatori” delle indicazioni sul bene di tutti che dalla Chiesa ci provengono, nella società e nella stessa politica.
Che i cristiani riflettano a fondo sul loro ruolo nel mondo. Soprattutto per rispondere con efficacia alla responsabilità cui sono chiamati e da cui non possono fuggire.

10 aprile 2006

Elezioni politiche: fuori il crocifisso dai seggi


Elezioni, tolto crocifisso da seggio
In comune nei pressi di Terni, indagano carabinieri
(ANSA) - AMELIA (TERNI), 9 APR - Ieri in un seggio di una scuola di Fornole (Amelia), il presidente della sezione avrebbe deciso di togliere il crocifisso dal muro. La sua decisione ha causato le immediate proteste di alcuni rappresentanti dei partiti di centrodestra impegnati nello stesso seggio.Sono stati gli agenti della GdF ad avvertire del fatto i carabinieri di Amelia, che in tarda mattinata hanno compiuto un sopralluogo. Il crocifisso, al momento, non e' stato ancora ricollocato al suo posto.
Fonte: http://www.ansa.it/main/notizie/awnplus/elezioni2006/news/2006-04-09_1091884.html

Appena qualche settimana fa, il Consiglio di Stato aveva sentenziato che il crocifisso deve restare nelle aule in quanto simbolo di valori civili (Consiglio di Stato , sez. VI, decisione 13.02.2006 n° 556). E non "perché sia un “suppellettile” o un “oggetto di culto”, ma perché “è un simbolo idoneo ad esprimere l’elevato fondamento dei valori civili” (tolleranza, rispetto reciproco, valorizzazione della persona, affermazione dei suoi diritti, etc…) che hanno un’origine religiosa, ma “che sono poi i valori che delineano la laicità nell’attuale ordinamento dello Stato” (cfr.: Pierangelo Dagna, in http://www.altalex.com/index.php?idnot=10360).
Ora, per l'esercizio del diritto-dovere fondamentale di una democrazia, cioè il voto, si grida allo scandalo e si pretende che quel "simbolo", venga rimosso dalle aule di seggio.
E si danno anche consigli su come pretendere la rimozione del "simbolo di una religione specifica (non più di stato dal 1984) e che, (...) vìola il supremo principio costituzionale della laicità dello Stato" (cfr. UAAR - Unione degli Atei Agnostici Razionalisti: http://www.uaar.it/uaar/campagne/scrocifiggiamo/48.html).
Annotiamo un po' di confusione nell'utilizzo del termine simbolo,  il cui significato - purtroppo - non è evidentemente conosciuto a fondo persino dal Consiglio di Stato che sembrerebbe intenderlo di più nel senso comune di "segno". Il simbolo (dal greco symbàllò, «metto insieme») è infatti di per sé un qualcosa di unificante e universalmente valido per tutti. Il segno no. Si pensi, ad esempio, ai segni del nostro alfabeto, di origine fenicia, ma comunque diversi da quelli dell'alfabeto greco o cirillico. Eppure alcuni suoni vocali sono i medesimi, ma vengono indicati graficamente, e convenzionalmente, in maniera diversa. Secondo la definizione hegeliana, il segno «rappresenta un contenuto del tutto diverso da quello che ha per sé», e cioè tra il segno e ciò che esso significa vi è un rapporto di reciproca indifferenza e convenzionalità. Tutto questo non si ritrova nel simbolo, in cui sono "messi insieme" - come ricorda la sua etimologia greca - il segno e il suo significato.
Ma il "mettere insieme" deve essere condiviso da tutti. O almeno dovrebbe, se non fosse per quel relativismo che ormai sta minando le basi della nostra società.
E allora, per il crocifisso viene da dire che l'unica definizione ancora attuale è quella di San Paolo: scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani, ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci ... potenza di Dio e sapienza di Dio (1 Cor 1, 23-24).
A questo i cattolici, i cristiani, saranno chiamati a (ri)abituarsi.

31 marzo 2006

Per le elezioni politiche del 2006




Mentre da mesi assistiamo alla solita bagarre fatta di insulti ed accuse reciproche, tra qualche giorno saremo chiamati a votare per eleggere il nuovo Parlamento. Accuse, insulti, inviti alla sfida… Un modo, questo, di fare politica che servirà certo a fare più “audience”, ma che non aiuta a risolvere i problemi della gente, quelli veri, che restano irrisolti. E così, se intanto si continua ancora anacronisticamente a puntare il dito sui comunisti o sui fascisti di turno, questo modo assurdo di fare politica, che la banalizza e la riduce ad una sorta di tifoseria, allontana sempre di più la gente dal voto (già il voto… bisognerebbe pensare un attimo a quanti italiani si sono battuti e sono morti per ottenere questo irrinunciabile diritto democratico…).
Certamente non è nostra intenzione dare indicazioni. Tuttavia, siamo convinti che chi andrà a votare il 9 aprile debba essere in grado di discernere (per quanto gliene venga data la possibilità), su quali valori fondamentali si gioca la partita elettorale. Ed è per questo che riteniamo necessario, come Redazione di un giornale dichiaratamente cattolico, proporre alcune chiavi di lettura per orientarsi nella importante scelta elettorale. Ma quali?
Ricordava Giovanni Paolo II, che ‘‘la sfida della vita precede quella "del pane", "della pace", "della libertà religiosa…", investendo pertanto “…tutti i livelli: religioso, culturale, educativo, sociale, politico, legislativo’’ (Giovanni Paolo II, discorso agli ambasciatori presso la Santa Sede, 10 gennaio 2005). Infatti il lavoro, le pensioni, l’integrazione, le infrastrutture… – tutti temi che trovano ragionevolmente posto in ogni programma politico di buon senso – sono argomenti che non possono e non devono essere trattati senza un’attenzione particolare ai grandi valori dell’uomo. Riteniamo infatti che ogni valutazione, debba essere fatta considerando la dignità della persona umana al centro di tutto, e ciò per difenderla dagli attacchi di una cultura laicista (assolutamente trasversale ai due schieramenti), che non essendo riuscita nell’intento di eliminare Dio dalla vita dell’uomo – così come auspicava Nietzsche – si è data l’obiettivo di ignorarlo.
Le chiavi del discernimento, dunque, passano obbligatoriamente per la difesa della vita in tutte le sue manifestazioni, per il sostegno della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, per il diritto ad un lavoro stabile e duraturo. Ma attenzione particolare dev’essere anche prestata alla salvaguardia della libertà religiosa (che ultimamente alcuni vorrebbero cancellare dal novero dei diritti umani), e al rispetto delle nostre radici giudeo-cristiane, spesso svendute in nome di un relativismo che mette confusamente tutte le culture e le religioni sullo stesso piano.
Questi sono solo alcuni dei temi che i cattolici hanno nel cuore e di cui chiedono che la Politica – e non quella praticata a tutti i livelli, bensì quella che Pio XI definiva come una delle più alte espressioni di amore verso il prossimo – si faccia carico seriamente.
A ognuno, poi, il compito di individuare quegli uomini di buona volontà che, all’interno del proprio schieramento, dimostrino più attenzione e sensibilità a questi argomenti. E pregare perché Dio li illumini. 

(articolo apparso su "Identità", I, marzo 2006)