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26 ottobre 2025

Er secondo diluvio


Checco Durante, Er secondo diluvio, 1943

Er Padreterno, ner vedè la gente,
che, invece de campà tranquillamente
co 'na vita de pace e de lavoro,
s'ammazzaveno sempre fra de loro,
fece chiamà San Pietro e je fa, dice:
— L'omo è un ingrato e dà solo amarezza!
Quello che ho fatto perché sia felice,
invece de godello lo disprezza;
ma nun so' tipo io da famme sfotte,
faje un antro diluvio e bonanotte.
Ma un diluvio completo, senza l'arca,
senza le coppie e senza er patriarca. —
San Pietro, poveraccio, tanto bono,
cercava de carmallo: — Nu' lo fa!
Pe' 'sta vorta concedeje er perdono,
vedrai... se cambierà... —

— No... nun se cambia... è inutile che speri!
Da quanno che j'ho dato l'esistenza
nun m'ha saputo dà che dispiaceri,
m'ha fatto perde sempre la pazzienza.
Co' 'sta razzaccia l'acqua è pure poco...
nun merita pietà, nun po' fa pena,
dovrei fa piove foco...
Pietro, ubbidisci... tira la catena.
San Pietro, senza più potè discore,
dovè ubbidì sippuro a malincore;
però, de sotterfuggio,
fece annisconne un omo in un rifuggio.
Doppo un mese se volle levà er gusto
d'annallo a visità,
ma prima d'arivà sentì un trambusto
come gente che stasse a litigà.
— Chi è che fa caciara a 'sta maniera? —
Anno pe' vede ma restò perplesso
perché trovò, davanti a 'na specchiera,
l'omo che litigava co' se stesso.
— Signore mio, Signore Onnipotente,
dicevi giusto: nun c'è da fa gnente!
E io co' tanto zelo
lo difennevo, me pijavo pena!...
Tornò de corsa in cielo
e giù 'n'antra tirata de catena.
E se dice che abbia borbottato:
— L'hai voluta da te... mor'ammazzato!

12 maggio 2024

Vorrei stare a 800 km di distanza... (malinconia)

 

Non so se sia più triste la quotidiana monotonia della routine settimanale o il forzato e convenzionale cliché di felicità delle feste comandate. In effetti preferisco la prima. Soprattutto se per prendere parte alle seconde mi sento/vedo costretto a partecipare a riti, a presenziare a eventi, a trovarmi nella confusione di decine e decine di persone. Non sto parlando del Natale, neppure della Pasqua. Mi riferisco a feste tradizionali e locali, in cui le comunità, e soprattutto quelle con forti radici rurali, come quella in cui vivo, si ritrovano "a comando", per convenzione, a celebrare un avvenimento del passato o una festa religiosa.

Vorrei stare a 800 km di distanza...


La malinconia

Malinconia
la vita mia
struggi terribilmente;
e non v'è al mondo, non c'è al mondo niente
che mi divaghi.

Niente, o una sola
casa. Figliola,
quella per me saresti.
S'apre una porta; in tue succinte vesti
entri, e mi smaghi.

Piccola tanto,
fugace incanto
di primavera. I biondi
riccioli molti nel berretto ascondi,
altri ne ostenti.

Ma giovinezza,
torbida ebbrezza,
passa, passa l'amore.
Restan sì tristi nel dolente cuore,
presentimenti.

Malinconia,
la vita mia
amò lieta una cosa,
sempre: la Morte. Or quasi è dolorosa,
ch'altro non spero.

Quando non s'ama
più, non si chiama
lei la liberatrice;
e nel dolore non fa più felice
il suo pensiero.

Io non sapevo
questo; ora bevo
l'ultimo sorso amaro
dell'esperienza. Oh quanto è mai più caro
il pensier della morte,

al giovanetto,
che a un primo affetto
cangia colore e trema.
Non ama il vecchio la tomba: suprema
crudeltà della sorte.

Umberto Saba

15 febbraio 2023

Una sera di febbraio, il sensitivo

Sera di febbraio

Spunta la luna.
                    Nel viale è ancora
giorno, una sera che rapida cala.
Indifferente gioventù s’allaccia;
sbanda a povere mète.
                              Ed è il pensiero
della morte che, infine, aiuta vivere

Umberto Saba

 

Febbraio

Ogni anno, mentre scopro che Febbraio
è sensitivo e, per pudore, torbido,
Con minuto fiorire, gialla irrompe
La mimosa. S'inquadra alla finestra
Di quella mia dimora d'una volta,
Di questa dove passo gli anni vecchi.
Mentre arrivo vicino al gran silenzio,
Segno sarà che niuna cosa muore
Se ne ritorna sempre l'apparenza?
O saprò finalmente che la morte
regno non ha che sopra l'apparenza.

Giuseppe Ungaretti

01 aprile 2020

Tu non sai


 
Tu non sai

Non sai: ci sono betulle che di notte levano le loro radici,
e tu non crederesti mai che di notte gli alberi camminano o diventano sogni.
Pensa che in un albero c'è un violino d'amore.
Pensa che un albero canta e ride.
Pensa che un albero sta in un crepaccio e poi diventa vita.
Te l'ho già detto: i poeti non si redimono, vanno lasciati volare tra gli alberi come usignoli pronti a morire.

Alda Merini

16 maggio 2013

Dove l'Etruria dorme...




Qui rise l'Etrusco

Qui rise l’Etrusco, un giorno, coricato, con gli occhi a fior di terra, guardando la marina.
E accoglieva nelle sue pupille, il multiforme e silenzioso splendore della terra fiorente e giovane
di cui aveva succhiato il mistero gaiamente, senza ribrezzo e senza paura, affondandoci le mani e il viso. Ma rimase seppellito, il solitario orgiasta, nella propria favola luminosa.
Benché la gran madre ne custodisca un ricordo così soave che, dove l’Etruria dorme,
la terra non fiorisce più che asfodeli.

Vincenzo Cardarelli

Gabbiani

Non so dove i gabbiani abbiano il nido
ove trovino pace. 
Io son come loro
in perpetuo volo. 
La vita la sfioro
com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo.
E come forse anch’essi amo la quiete, 
la gran quiete marina, 
ma il mio destino è vivere 
balenando in burrasca


Vincenzo Cardarelli