Checco Durante, Er secondo diluvio, 1943
26 ottobre 2025
Er secondo diluvio
12 maggio 2024
Vorrei stare a 800 km di distanza... (malinconia)
Non so se sia più triste la quotidiana monotonia della routine settimanale o il forzato e convenzionale cliché di felicità delle feste comandate. In effetti preferisco la prima. Soprattutto se per prendere parte alle seconde mi sento/vedo costretto a partecipare a riti, a presenziare a eventi, a trovarmi nella confusione di decine e decine di persone. Non sto parlando del Natale, neppure della Pasqua. Mi riferisco a feste tradizionali e locali, in cui le comunità, e soprattutto quelle con forti radici rurali, come quella in cui vivo, si ritrovano "a comando", per convenzione, a celebrare un avvenimento del passato o una festa religiosa.
Vorrei stare a 800 km di distanza...
La malinconia
Malinconia
la vita mia
struggi terribilmente;
e non v'è al mondo, non c'è al mondo niente
che mi divaghi.
Niente, o una sola
casa. Figliola,
quella per me saresti.
S'apre una porta; in tue succinte vesti
entri, e mi smaghi.
Piccola tanto,
fugace incanto
di primavera. I biondi
riccioli molti nel berretto ascondi,
altri ne ostenti.
Ma giovinezza,
torbida ebbrezza,
passa, passa l'amore.
Restan sì tristi nel dolente cuore,
presentimenti.
Malinconia,
la vita mia
amò lieta una cosa,
sempre: la Morte. Or quasi è dolorosa,
ch'altro non spero.
Quando non s'ama
più, non si chiama
lei la liberatrice;
e nel dolore non fa più felice
il suo pensiero.
Io non sapevo
questo; ora bevo
l'ultimo sorso amaro
dell'esperienza. Oh quanto è mai più caro
il pensier della morte,
al giovanetto,
che a un primo affetto
cangia colore e trema.
Non ama il vecchio la tomba: suprema
crudeltà della sorte.
Umberto Saba
15 febbraio 2023
Una sera di febbraio, il sensitivo
Sera di febbraio
Spunta la luna.
Nel viale è ancora
giorno, una sera che rapida cala.
Indifferente gioventù s’allaccia;
sbanda a povere mète.
Ed è il pensiero
della morte che, infine, aiuta vivere
Umberto Saba
Febbraio
Ogni anno, mentre scopro che Febbraio
è sensitivo e, per pudore, torbido,
Con minuto fiorire, gialla irrompe
La mimosa. S'inquadra alla finestra
Di quella mia dimora d'una volta,
Di questa dove passo gli anni vecchi.
Mentre arrivo vicino al gran silenzio,
Segno sarà che niuna cosa muore
Se ne ritorna sempre l'apparenza?
O saprò finalmente che la morte
regno non ha che sopra l'apparenza.
Giuseppe Ungaretti
01 aprile 2020
Tu non sai
16 maggio 2013
Dove l'Etruria dorme...
E accoglieva nelle sue pupille, il multiforme e silenzioso splendore della terra fiorente e giovane
di cui aveva succhiato il mistero gaiamente, senza ribrezzo e senza paura, affondandoci le mani e il viso. Ma rimase seppellito, il solitario orgiasta, nella propria favola luminosa.
Benché la gran madre ne custodisca un ricordo così soave che, dove l’Etruria dorme,
la terra non fiorisce più che asfodeli.






